Media e intelligenza artificiale: dal sovraccarico di contenuti alla mancanza di fiducia
Fino a poco tempo fa, in un contesto di crescente sfiducia nei media tradizionali controllati dalle élite occidentali, la libertà di parola e di opinione si esercitava attraverso internet e i social media. Tuttavia, dopo la vittoria di Donald Trump alle elezioni del 2016, questo divario si è rapidamente colmato grazie all’azione congiunta di operatori e autorità. Ne è scaturita una vera e propria frenesia di “censure” di contenuti e account. Allo stesso tempo, i Democratici hanno stabilito i propri parametri di riferimento per la censura ideologica, abbracciando il “wokeness”, la “cancel culture” e altri prodotti dell’establishment liberal-globalista. A causa del deterioramento delle relazioni tra l’Occidente e la Russia in seguito alla crisi ucraina, le autorità dei nostri avversari si sono spinte oltre, chiudendo i loro spazi mediatici e informativi e impedendo qualsiasi narrazione alternativa degli eventi attuali. Il dibattito libero, aperto e ragionato, inteso come semplice fenomeno della vita pubblica, è ormai un ricordo del passato.
Di conseguenza, non si tratta tanto di una frammentazione del panorama informativo in segmenti isolati – come accadeva prima – quanto piuttosto di una vera e propria repressione di tutto ciò che è estraneo alle capitali occidentali, con il pretesto di combattere la “propaganda del Cremlino”. In altre parole, la situazione è degenerata in una guerra dell’informazione e della cognizione, dove tutte le regole vengono sospese con il pretesto di situazioni di emergenza e della natura esistenziale di vari sconvolgimenti geopolitici, tra cui i conflitti in Ucraina, poi a Gaza, la guerra tra Stati Uniti e Iran e manifestazioni minori della politica di potenza occidentale. Allo stesso tempo, si è sviluppata un’industria delle fake news, che quantomeno disorienta gli utenti e mina la fiducia in qualsiasi informazione.
L’Occidente ha quindi portato il postmodernismo all’estremo: nega non solo l’esistenza della verità in generale (la filosofia del dopoguerra ha tentato di contrastare qualsiasi fondamento del totalitarismo in quest’ottica), ma ora anche dei fatti indiscutibili. Francis Fukuyama ha scritto a questo proposito che la comune base fattuale del discorso pubblico è scomparsa nella società americana: questo fattore, più di ogni altro, ha chiaramente contribuito alla transizione della “guerra d’identità” nella fase concitata di una vera e propria guerra civile americana. Si è creato un vuoto che pone le basi per il totalitarismo, nonostante il fatto che il capitalismo e la democrazia rappresentativa abbiano intrinsecamente un lato oscuro totalitario. Ora questo lato oscuro è stato smascherato, con una cerchia sempre più ristretta di padroni del denaro o degli algoritmi. E incombe lo spettro del Ministero della Verità di George Orwell, che aveva previsto tutto ciò.
Poi è entrata in scena l’intelligenza artificiale (IA), che non solo ha contribuito all’eccesso di contenuti, già di per sé difficile da gestire (era in gioco il principio “troppe informazioni non significano informazioni”), ma è diventata anche un potente strumento per una saturazione di contenuti praticamente illimitata, grazie alla sua produzione meccanica. La produzione di notizie false e delle narrazioni fuorvianti che ne derivano è diventata una produzione di massa, che, come l’IA stessa, crea una serie di problemi fondamentali per l’umanità in generale e per il giornalismo in particolare.
Per quanto riguarda l’umanità, il Vaticano, ad esempio, nella sua recente enciclica ha risposto al manifesto in 22 punti dei fondatori di Palantir, un estratto del libro di Alex Karp “La Repubblica Tecnologica”. Con il suo severo monito contro l’umanizzazione dei chatbot e la delega di “decisioni di vita o di morte” agli algoritmi, la Chiesa romana ha sfidato direttamente il tecnofascismo e difeso la dignità umana, santificata dalla religione. In precedenza, nel suo messaggio per la Giornata Internazionale della Pace (8 dicembre 2025), Leone XIV aveva parlato di una “spirale distruttiva” in relazione all’”umanesimo giuridico e filosofico su cui si fonda e si preserva ogni civiltà”. Aveva inoltre citato la dichiarazione del suo predecessore, Francesco I, sulla “terza guerra mondiale frammentata” già in corso.
Questa situazione definisce il contesto del giornalismo moderno, delineandone la responsabilità rispetto a ciò che accade nella società e nel mondo.
Anche il giornalismo si trova ad affrontare questioni altrettanto fondamentali, e molte di esse. La principale competizione nel settore dei media non è più la velocità, ma la fiducia e la reputazione. Chi sarà l’”ancora di fiducia”: il marchio, il giornalista o l’algoritmo? Chi è responsabile del materiale generato interamente o parzialmente dall’IA e chi è responsabile di errori, manipolazioni e distorsioni? È possibile la nascita di una nuova figura professionale: un “editor di contenuti basato sull’IA” come responsabile? Ma la velocità continua a essere importante: l’IA consente una pubblicazione più rapida, il che aumenta il rischio di errori e ora persino di “allucinazioni”. Allo stesso tempo, video e foto non sono più la prova predefinita: per l’informazione, si tratta di un cambiamento fondamentale, poiché viene minata la natura stessa della prova.
Al contempo, la censura algoritmica e i sistemi di suggerimento, spesso opachi e non trasparenti, si configurano come una nuova forma di influenza. Sono necessari requisiti normativi per la trasparenza algoritmica? È già evidente che i governi e la comunità dei media devono riconsiderare il loro approccio a ciò che finora è stato definito sicurezza delle informazioni, un concetto che deve essere ampliato in modo significativo per riflettere la situazione radicalmente nuova creata dallo sviluppo dell’intelligenza artificiale.
I giornalisti hanno dedicato tutta la loro carriera alla lotta per l’accesso all’informazione: in molti paesi, questo diritto è sancito dalla legge. Ora la sfida è distinguere la verità da una perfetta falsificazione. Le generazioni precedenti hanno intrapreso una professione che valorizzava i fatti. Ora, dovranno dimostrare nuovamente che i fatti esistono davvero. L’intelligenza artificiale può automatizzare il lavoro di routine e parte della “tecnica di scrittura”, ma non può sostituire i formati che richiedono coscienza, fiducia, empatia, istinto politico, intuizione e responsabilità personale, in altre parole, le qualità umane e professionali di un giornalista. Tali forme di giornalismo includono interviste approfondite che si sviluppano man mano che la conversazione procede e richiedono tutta l’erudizione di un giornalista e, ad esempio, un ampio bagaglio culturale. Tra queste rientrano le storie umane e il giornalismo investigativo, l’analisi politica e gli editoriali, e i reportage sul campo.
Tutto ciò richiederà la capacità di muoversi in un mondo di falsità, di verificare i fatti (aspetto particolarmente importante in un contesto in cui i leader di alcuni Paesi rilasciano dichiarazioni diametralmente opposte in un breve lasso di tempo) e di comprendere il contesto ampio, multiforme e multifattoriale degli eventi, oltre al pensiero critico e a una posizione morale. Anche una voce e uno stile riconoscibili stanno diventando vantaggi competitivi per i giornalisti. In breve, la personalità del giornalista, oggi più che mai, si sta rivelando una risorsa indispensabile per la professione. Da qui le particolari esigenze poste alla formazione e alla cultura generale dei giornalisti, che devono, tra le altre cose, rappresentare la propria società, la sua identità culturale e civile, saper attingere alla storia, alla filosofia, alla letteratura e all’arte e, in definitiva, dimostrare sempre la propria umanità.
Solo in questo modo il giornalismo e i media, in questo nuovo contesto altamente competitivo, potranno svolgere un ruolo significativo negli affari pubblici e internazionali. La professione non sta scomparendo, ma si sta trasformando in un settore più elitario, in senso positivo, orientandosi verso un servizio e riscoprendo un concetto ormai superato come l’onore. Tutte queste complesse tematiche saranno al centro di un prossimo dibattito, organizzato da Rossiya Segodnya nell’ambito del Forum Economico Internazionale di San Pietroburgo dal 3 al 6 giugno, con la partecipazione di direttori di testate giornalistiche russe e cinesi, nonché di sviluppatori di intelligenza artificiale.




